© 2026 Grazia Famiglietti.
Acrilico su tavola, diametro 80 cm, 2026.
In una soglia circolare, superficie e abisso si incontrano: ciò che è visibile conduce a ciò che si nasconde, in un passaggio continuo tra presenza e immersione.
Stampa su plexiglass, 60x60
Dei piedi che avanzano nella speranza di conquistare ciò che sembra inafferrabile.
"Lei è all’orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l’orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. E allora a cosa serve l’utopia? Serve proprio a questo: a camminare”. [Eduardo Galeano]
Olio, acrilico, foglia oro e pigmenti su tela, 80x80.
Nella lingua napoletana o generalmente in quelle del sud, il tempo futuro viene sostituito dall’indicativo presente o dal condizionale.
Probabilmente l'uso nasconde un pensiero più profondo: il futuro è troppo aleatorio, ci si concentra quindi sulla costruzione del presente e sulle certezze del passato.
Una rete da pesca gettata nelle profondità del tempo le cui maglie trattengono oggetti che ci hanno accompagnato nel nostro cammino, spesso dimenticati o abbandonati.
Ad essi è stata donata l’incorruttibilità dell’oro, prezioso come la memoria.
Ricordare è quindi anche un atto di recupero, dove non tutto si salva, ma tutto ciò che emerge ci racconta chi siamo stati e chi siamo ancora.
Olio, acrilico, foglia oro e pigmenti su tela, 80x80.
Nella dottrina dell’Eterno Ritorno dell’Uguale, Nietzsche scardina la visione del tempo lineare. Esso diventa ciclico e infinito: si assiste ad un eterno ripetersi dell’attimo, quindi ogni cosa ha un valore assoluto e merita di essere vissuta.
Olio, acrilico, foglia oro e pigmenti su tela, 80x80.
Esiste un tempo dell'occasione, l'attimo propizio, quello di chi sa cogliere il momento fuggevole in cui i piatti della bilancia sono in equilibrio e sa sfruttare quella miracolosa simmetria.
"E chi sei tu? Il tempo che sottomette ogni cosa. / Perché stai in punta di piedi? Sto sempre correndo. / E perché hai un paio di ali ai piedi? Io volo nel vento."
Olio, acrilico, e pigmenti su tela, 150x150.
Il tempo è un intricato labirinto, un giardino in cui ogni passo genera nuove diramazioni, diverse possibilità tutte coesistenti. Nella realtà ogni attimo contiene in sé una molteplicità di futuri senza origine e fine.
Olio, acrilico, foglia oro e pigmenti su tela, 80x80.
Nella spirale il tempo lineare si fonde con quello ciclico, offrendoci la possibilità di tornare su un punto già vissuto e contemplarlo da una prospettiva più elevata.
Olio, acrilico, foglia oro e pigmenti su tela, 80x80.
Secondo Eraclito il tempo [aìon] è un fanciullo che gioca lanciando i dadi. Ogni attimo è unico, irripetibile e non ubbidisce ad un ordine predefinito. La casualità del tempo che non può essere controllata.
2021 • 70 x 80 • Acrilico su tela
“La collina è notturna, nel cielo chiaro. Vi s’inquadra il tuo capo, che muove appena e accompagna quel cielo. Sei come una nube intravista tra i rami”.
La mimesi è compiuta: il corpo è definito e allo stesso tempo leggero. In una notte senza ombre incede sicuro e finalmente libero.
2021 • 60 x 90 • Acrilico su tela
Farsi sostanza è farsi acqua, risoluzione e quiete dei sensi. È necessario perdersi completamente, dissolversi nell’elemento primordiale fonte di vita e arrendersi alla lotta.
2021 • 60 x 90 • Acrilico su tela
Il corpo fiero imita le linee armoniche di una natura benevola, una forma ideale della realtà.
2021 • 60 x 60 • Acrilico su tela
“Oh! Come è necessaria l’imperfezione per essere perfetti!”
Dalla rinascita si costruiscono nuove consapevolezze. Non più schiavi di inutili sovrastrutture, accettiamo la nostra incompiutezza, le mancanze, le anomalie.
2020 • 80 x 60 • Olio e acrilico su tela
L’inizio del percorso vede un corpo presente e solitario. Ombre leggere e diafane si sovrappongono così come le paure, i desideri, le inquietudini, le speranze. Non siamo uno: una consapevolezza che diventa smarrimento
2020 • 80 x 60 • Olio e acrilico su tela
“Perdiamo tre quarti di noi stessi per essere come le altre persone”.
La liberazione dalle sovrastrutture caotiche presuppone un sofferente distacco e una presa di coscienza: forma e sostanza si separano. Prende forza la necessità di divincolarsi dalla prima per tendere verso l’assoluto.